Cosa trovi davvero in un corso di scrittura creativa

Tutto quello che AI e manuali non insegnano

01 Set 2026

Archivio: Backstage

Perché iscriversi a un corso di scrittura creativa quando oggi possiamo trovare esercizi, manuali e perfino l'intelligenza artificiale? La risposta, per me, è che la tecnica è solo una parte della scrittura. Tutto il resto nasce dall'esperienza, dalla relazione e dal modo in cui impariamo ad abitare il gesto creativo.Se stai pensando di frequentare un corso di scrittura creativa, forse ti stai chiedendo cosa troverai davvero una volta entrata in aula. Magari è capitato anche a te, di voler scrivere e di pensare: dopotutto basta chiedere all’AI, no? Ti sei mai domandata cosa differenzia un manuale di scrittura da un percorso di scrittura? Studiare la teoria in tre atti, come si costruisce un personaggio, cosa rende un incipit efficace e magari anche scegliere il punto di vista è possibile con il solo aiuto dell’intelligenza artificiale? E scrivere un intero libro?

Manuali, libri e AI sono sicuramente strumenti utili che possiamo mettere nella nostra cassetta degli attrezzi. Ma nessun manuale o dialogo con l’algoritmo potrà mai offrirti lo sguardo unico sulle cose che deriva dall’esperienza e dal proprio modo di stare al mondo. Oggi vorrei raccontarti ciò che succede nei miei percorsi, oltre la tecnica e le nozioni, per farti sbirciare in quello spazio vivo e intimo che sono i laboratori di scrittura.  Un percorso di scrittura creativa è infatti senza dubbio l’occasione per acquisire strumenti e migliorarsi, ma è soprattutto un luogo in cui ritrovare tempo per sé, senso di appartenenza, gioia e voglia di creare.

In questo articolo vedremo i sei principi che offro in tutti i miei percorsi:

  • Cura
  • Non giudizio
  • Nutrimento
  • Esperienza
  • Connessione
  • Presenza

Non si tratta semplicemente di valori in cui credo, ma di vere e proprie porte di accesso alla scrittura e al gesto creativo.

Cura

Prima ancora che di tecnica, la creatività ha bisogno di fiducia. Per questo, nei miei laboratori di scrittura creativa, creo uno spazio in cui sentirsi al sicuro. Lo faccio nei miei percorsi online, in cui lo spazio – proprio perché digitale – deve essere percepito fin da subito come un luogo in cui sentirsi a proprio agio già dai primi minuti: per esempio dandosi subito del tu e iniziando a conoscersi attraverso presentazioni che non siano curriculum vitae, ma piccole finestre su chi si è davvero come persone; e lo faccio nei miei percorsi in presenza, in cui metto cura in ogni dettaglio: le tisane alla menta e il tè Earl Grey pronti ad aspettarti, una frase scritta sulla lavagna, dei biscotti o delle caramelle caso mai venisse un languorino, la copertina se sei freddolosa, le candele accese. Per me, la creatività nasce quando ci sentiamo al posto giusto, quando il ritmo non è frenetico, quando lo spazio esterno è curato e riflette la cura che vogliamo dedicare al nostro spazio interno. Solo allora, guardando fuori dalla vetrata che dà sul mio giardino o ridendo insieme come se fossimo vicine nonostante la distanza, solo allora possiamo ritrovare la connessione con noi stesse e con il gesto della scrittura.

Non giudizio

Tutte noi puntiamo, in qualche modo, al risultato: avere degli obiettivi ci spinge un po’ più in là, ci permette di affrontare sfide e di migliorare. Ma il risultato arriva solo se ci permettiamo di esplorare, di provare, di cambiare strada. Per questo credo nel non giudizio e nell’empatia: quando scriviamo non dovrebbero esserci errori, solo ricerca all’interno di uno spazio in cui è possibile sperimentare e scoprire. Durante i miei percorsi di scrittura creativa insisto spesso sul tirare fuori le idee prima che spariscano: chiedo alle persone di scrivere la descrizione di un personaggio in venti minuti non perché poi non subentrino l’editing e la tecnica, ma perché il primo passo è sempre fidarsi di ciò che stiamo scrivendo, del gesto stesso della scrittura; e quante volte è successo che quelle righe scritte in così poco tempo siano poi diventate vere e propri racconti o romanzi! Non giudizio per me significa permettersi di scrivere e non rileggere, darsi uno spazio in cui scrivere di getto e poi riguardare tutto dopo qualche giorno, ascoltare le altre partecipanti e non vedere i loro traguardi come una competizione ma come un punto di accesso diverso alla scrittura, da cui imparare e progredire. Scrivere, prima di diventare una cosa seria, dovrebbe prima di tutto essere un gioco; e quando diventa una cosa seria sarebbe il caso di ricordarsi che resta comunque un gioco.

Nutrimento

Quello che a volte manca, quando ci dedichiamo in solitudine alla scrittura, è lo spunto da cui partire, l’idea che ci può ispirare, la connessione nuova e inaspettata. Per questo nei miei laboratori di scrittura offro sempre quelli che definisco nutrimenti: pagine nuove, quadri da osservare con calma, canzoni da riascoltare ancora e ancora. Le persone finiscono i percorsi con lunghe liste di libri da leggere, film da guardare, video da studiare, mostre da andare a vedere. Offro riferimenti e spunti da cui partire per una propria esplorazione, ma soprattutto insegno a cercarli nel mondo creando uno spazio che alimenti l’immaginazione. Sono profondamente convinta che tutto possa allargare il nostro sguardo: fotografie, oggetti, boschi, conversazioni, viaggi, piatti e bevande. Troppo spesso, però, non ci fermiamo ad assaporarli e quelle porte sul gesto creativo si richiudono prima ancora di averle potute attraversare.

Esperienza

Scrivere non è un gesto teorico. Si impara a scrivere scrivendo e non è un caso che durante i miei percorsi si scriva moltissimo: due terzi del tempo sono sempre dedicati alla scrittura e alla condivisione delle proprie pagine e dei propri esperimenti di scrittura. Certo, la teoria può essere un punto di partenza; a volte un punto di arrivo. Ma sempre, ad un certo punto, bisogna fare. Bisogna scrivere quel dialogo, mettere in scena quell’emozione, descrivere quel luogo. La creatività va attraversata e farlo solo con la mente non è sufficiente. Per questo motivo cerco anche di contaminare l’esperienza della scrittura, soprattutto nei miei percorsi in presenza, con altre esperienze creative che ci riportino al fare, al corpo: disegnare, dipingere, fare un collage, uscire per una passeggiata, annusare un’essenza, danzare. Sono tutte sfaccettature di uno stesso gesto primordiale, creare. La scrittura passa dal corpo, dai sensi, dall’incontro con il mondo: dunque scrivere e imparare a farlo dovrebbe essere anche questo, uno spazio in cui le cose si apprendono attraverso l’esperienza diretta.

Connessione

Una volta credevo che chi insegna dovesse sapere tutto. Poi ho capito che non è affatto così, che trasmettere le proprie conoscenze è solo un piccolo pezzo del lavoro. Perciò, quello che trovi nei miei workshop di scrittura è soprattutto una grande onestà: la voglia di condividere tutto ciò che so, tutto ciò che ho imparato, tutto ciò che ho capito; ma con umanità, perché anch’io sono in cammino come te sulla strada della scrittura e anche io sto continuando a imparare e ad evolvere. In ogni mio workshop porto con sincerità ciò che so e quello che sto ancora cercando, per creare uno spazio affinché anche gli altri possano fare lo stesso. Per me è importantissimo che nessuno debba fingere di sapere qualcosa che non sa o di essere qualcosa che non è: le partecipanti imparano da me, ma anche tra di loro, grazie alla connessione profonda delle loro esperienze. Quasi sempre, alla fine dei miei percorsi, le persone mi ringraziano non soltanto per ciò che ho apportato io ma proprio per questo spazio condiviso di crescita e supporto; ed è una delle cose che mi rende più felice.

Presenza

Quella che insegno non è una scrittura terapeutica e sono sempre molto attenta a chiarire i confini tra la scrittura creativa e la scrittura come strumento di terapia (che va usata in un altro spazio, appunto). Tuttavia, sono anche convinta che la scrittura possa andare oltre la tecnica per diventare scoperta e strumento di esplorazione di sé; di più, credo che la scrittura possa diventare uno strumento per trovare senso e presenza. Un po’ come nell’arte rituale degli sciamani, una sorta di scrittura per l’anima: quello che faccio, dunque, è creare uno spazio in cui la scrittura possa anche essere pratica di presenza; una pratica per lo spirito, in un certo senso. La scrittura ci può infatti portare ad abitare il tempo in modo diverso, ad ascoltare ciò che normalmente rimane in sottofondo, a coltivare meraviglia, attenzione e significato. È un gesto che ci mette in relazione con la nostra parte più autentica e con qualcosa di più grande di noi, di misterioso e pieno di bellezza.

Alcune domande che forse ti stai facendo

Serve avere già esperienza per frequentare un percorso di scrittura creativa?

No. I miei percorsi sono aperti anche a chi è all'inizio. La tecnica si può imparare, ma ancora più importante è avere curiosità, voglia di sperimentare e desiderio di mettersi in gioco. Ognuna parte da un punto diverso e lavora sul proprio percorso.

Un corso di scrittura creativa è utile anche se scrivo solo per me?

Sì. Molte persone arrivano senza il desiderio di pubblicare un libro. Cercano uno spazio per coltivare la propria creatività, ritrovare continuità nella scrittura e dedicarsi con cura a un tempo tutto per sé.

Cosa si fa durante un laboratorio di scrittura creativa?

Si scrive, prima di tutto. Ogni incontro alterna esercizi pratici, momenti di confronto, riferimenti letterari e artistici e strumenti di tecnica narrativa. L'obiettivo non è solo imparare delle nozioni, ma fare esperienza della scrittura.

In cosa i tuoi percorsi sono diversi da un manuale di scrittura?

Un manuale può insegnare la tecnica. Un percorso aggiunge pratica, confronto, feedback e una comunità con cui crescere. Si impara scrivendo, condividendo e facendo esperienza della scrittura insieme agli altri.

La scintilla in più

Tornando ai manuali e all’AI credo che la scrittura non si esaurisca nella tecnica; parte da lì, certo, e la tecnica ci aiuta a rendere fruibile ciò che scriviamo, a porgerlo al mondo; ma proprio perché quello che cerchiamo con la scrittura è una relazione tra noi, la pagina e chi leggerà quelle pagine, non dimentichiamo che la scrittura stessa è una pratica di relazione e ascolto. Una relazione con noi stessi di accoglienza e cura, una relazione con il processo e gli inciampi insiti nel processo stesso, una relazione con il mondo esterno e l’ispirazione che ci offre, una relazione con ciò che di immenso possiamo trovare nella connessione tra arte e spirito. Insegnare a scrivere, per me, significa quindi prima di tutto creare le condizioni affinché ognuno possa trovare il proprio modo e la propria voce: offrire spazi in cui si impara a scrivere e ad ascoltare.

Se stai cercando un corso di scrittura creativa che metta al centro non solo la tecnica ma anche il processo creativo, spero che questo articolo ti abbia aiutata a capire il mio modo di insegnare. Nel caso in cui volessi restare aggiornata sulle mie attività puoi farlo iscrivendoti alla mia newsletter “Fiori e frutti” in cui ogni mese condivido le mie riflessioni su scrittura e gesto creativo, oltre a tutte le anteprime sui miei percorsi.

Fiori e Frutti

Le mie lettere per te, dedicate alla scintilla creativa

“Fiori e Frutti” è una newsletter che nutre il tuo spazio con attenzione e cura. Ogni mese arrivo nella tua casella di posta con un carico di meraviglia e di scintille: lo faccio in modo intimo e gentile, come se ti arrivasse la lettera che aspettavi dalla tua amica che ti scrive ancora con carta profumata e penna stilografica. Ti parlo di creatività e scrittura, partendo sempre dalla mia esperienza personale. Ti offro spunti di riflessione, esplorazioni e pratiche creative; ti consiglio cose e persone belle da scoprire.

È molto più di una newsletter: sono io che ti apro una porta e ti invito a entrare nel mio spazio creativo, per poi portare nel tuo i fiori e i frutti che troverai lungo il cammino.

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Come sono arrivata qui

Perché iscriversi a un corso di scrittura creativa quando oggi possiamo trovare esercizi, manuali e perfino l'intelligenza artificiale? La risposta, per me, è che la tecnica è solo una parte della scrittura. Tutto il resto nasce dall'esperienza, dalla relazione e dal modo in cui impariamo ad abitare il gesto creativo.Se stai pensando di frequentare un […]

Lucia Gaiotto

Sono scrittrice, editor e levatrice di parole.

Nella vita accendo scintille: aiuto le persone a riconnettersi con la propria creatività attraverso la scrittura così che possano riscoprire una parte dimenticata di sé con gioia e leggerezza profonda.

Nel 2019 ho fondato Komorebi, spazio in cui tengo percorsi di scrittura e di esplorazione del gesto creativo. Offro corsi online e in presenza, oltre che consulenze individuali. Conosciamoci meglio

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